Nel cuore di Palermo, la Casa Salesiana Santa Chiara racconta secoli di fede, arte e comunità. Tra cortili silenziosi, marmi dorati e resti antichi, ogni spazio conserva tracce di storia e di rinascita: un viaggio sensoriale tra luce, colori e voci che hanno animato questo luogo dal Trecento a oggi.
La fondazione risale al 1344, per volontà di Matteo Conte di Sclafani ed Adernò. L’impianto trecentesco fu profondamente trasformato nella seconda metà del Seicento: i lavori del 1654, diretti dal capo mastro Giuseppe d’Amato, ridisegnarono volumi e decori. L’architetto Paolo Amato curò l’armoniosa decorazione interna, mentre i restauri successivi, resi necessari da terremoti e guerre, hanno stratificato stili e memorie, lasciando una chiesa che parla di continuità e di perdita, come il portale barocco distrutto nei bombardamenti del 1943.
La cupola, decorata tra la fine del Seicento e il Settecento, ospitava cicli pittorici di grande respiro: il Trionfo della Trinità, scene veterotestamentarie e l’Apoteosi della Vergine attribuite ad Antonio Grano. Gli affreschi univano Vecchio e Nuovo Testamento in un’unica visione teologica, con figure bibliche e simboli dell’alleanza. I bombardamenti del 1943 hanno cancellato gran parte della volta, ma ciò che resta conserva ancora la potenza narrativa e simbolica di quei cicli.
Nel presbiterio spiccano due tele di Guglielmo Borremans del 1735 (foto 6-7) e mezzi busti in marmo di Carrara raffiguranti Sante e Santi: S. Rosalia, S. Restituta, S. Margherita e S. Elisabetta. L’altare maggiore, costruito tra 1741 e 1751, è un trionfo di pietre dure, rame dorato e bronzi allegorici; il tabernacolo è opera dell’argentiere Nunzio Ruvolo. L’arredo liturgico, un tempo opulento, ha lasciato come testimone il calice rococò del 1740, unico pezzo superstite del corredo.
Oltre ai capolavori settecenteschi di Olivo Sozzi e Gaspare Serenario, la chiesa conserva dipinti del Novecento che raccontano il passaggio ai Salesiani: immagini di Maria Ausiliatrice, Don Bosco e S. Giuseppe realizzate negli anni 1954–1956. Dal 1919 l’affidamento ai Padri Salesiani segnò una nuova stagione: orfanotrofio, scuole professionali e restauri a partire dal 1950, che hanno restituito al complesso una luce di comunità e servizio.
Sotto il piano del teatro costruito dai Salesiani tra 1930 e 1933 è emerso un tratto ben conservato delle fortificazioni puniche: blocchi calcarei squadrati, messi in opera senza malta, lunghi circa 4 metri e alti fino a 2. Questo segmento è tra le poche testimonianze antiche visibili nel complesso, collegandolo alla trama urbana e alle mura rinvenute in Via Candelai e sotto il Palazzo dei Normanni.
Simbolo francescano Nella prima cappella uno stemma nero con due braccia incrociate su croce bianca ricorda la dedica a San Francesco.
Marmi locali Gli archi e le cornici alternano il Giallo di Castronovo ai bianchi dei rilievi, creando contrasti luminosi.
Un calice sopravvissuto Il calice rococò del 1740 è l’unico elemento liturgico rimasto dell’antico corredo.
Testi a cura della cooperativa Terradamare. Foto di Vincenzo Russo - Cooperativa Terradamare e di Vittorio Smeriglio.
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